THE EXPANDED BODYcurated by Angelica Gatto and Simone Zacchini

Saturday, January 29, 2022 – from 11 am to 7 pm          

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Little has been written and debated about the loss of centrality of the body since the noughties. That the body was central was well understood – for example – by the performers and body artists who in the Seventies made that presence a virtuous exercise, able to push the body itself to cross its limits – arriving at impersistence, to what is definable as “the void”. Previously, artists such as Carol Rama (Turin, 1918-2015) had already made the exploration of the limits of the body a constant of their research. Through a multifaceted vocation that escapes from the pictorial into installation, the dismemberment of the body in the works of Carol Rama borders on the tangible search for the metamorphic value that the body assumes when it is forced to exceed its conceptual limits, becoming something else, taking root in viscerality.


“Kiss, kick, kiss” a dialogue with Lorenzo Balbi, MAMbo Museum Bologna


On the occasion of the exhibition Kiss, kick, kiss by Davide Sgambaro, open until next January 7th, the Italian Cultural Institute of Cologne proposes a meeting with the artist and Lorenzo Balbi, artistic director of MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, visible on our Youtube page starting from 21/12/21 at 18.00.
Lorenzo Balbi Director of MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Head of Area Modern and Contemporary Art | Istituzione Bologna Musei

“I believe in my stuff only at night” by Angelica Gatto

[ITA]

“Ma il quoziente di dolore di un individuo non è già abbastanza terribile senza amplificazioni romanzesche, senza dare alle cose un’intensità che nella vita è effimera e certe volte addirittura invisibile? Non per tutti. Per poche, pochissime persone quest’amplificazione, uscendo e sviluppandosi in modo incerto dal nulla, costituisce la loro unica sicurezza, e il non vissuto, la supposizione, impressa per esteso sulla carta, è la vita, il cui significato arriva a contare di più”.  [1]
***
Ho incontrato Davide Sgambaro, per la prima volta, a Milano, diversi anni fa. L’ho conosciuto quasi per caso – ho conosciuto lui e i suoi progetti, idee abbozzate su pezzi di carta sparsi e archivi di annotazioni e disegni – ancora prima di imbattermi nei suoi lavori. Ebbene sì, perché per Sgambaro, come per molti, la questione progettuale, che precede e conduce alla finalizzazione del lavoro, è stata spesso – e lo è tuttora – un terreno problematico su cui si insinua l’impossibilità potenziale che coinvolge talvolta la produzione, dettata da contingenze economiche con cui, malgrado l’aura del genio, molti artisti sono costretti a confrontarsi. Il progetto – la bozza di progetto – è il pre quem, fase irrinunciabile e autosufficiente, è un mantra, da esercitare più e più volte per far sì che nulla vada sprecato o venga lasciato al caso. Too young to live, too young to die. Nel mezzo di una serie di nascite mancate, che attendono soltanto di prendere forma, Sgambaro ha sviluppato con coerenza alcuni di questi progetti attraverso una visualizzazione scultoreo-plastica e installativa, arrivata a lambire la fotografia, il video e l’happening,  che è frutto dell’acerrima lotta tra un latente senso di impotenza e un’estrema volizione, condite da un interesse acuto per alcuni lati dell’animo umano rintracciabili nel cinismo, nel sorriso amaro e nella bassa autostima, inflessioni caratteriali, spesso dicotomiche, ma meritevoli di attivare importanti risoluzioni sul piano concettuale e operativo. Abbandonando la determinazione auratica e un certo afflato autoreferenziale che in taluni ancora persistono, sculture e installazioni guadagnano un posto privilegiato nello spazio occupandolo alla stregua di corpi, senza alcuna pretesa che si tratti di corpi senzienti ma con la ferma convinzione che, in qualità di “oggetti” situati, possano godere delle caratteristiche dei luoghi e del legame che inevitabilmente stringono coi contenuti di realtà che ci riguardano, vivendo in un presente continuo. Il rapporto del corpo con lo spazio è così un rapporto intenzionale, un modo multiforme di relazionarsi alle cose, affinché il corpo non sia “nello” spazio ma lo abiti popolandolo attraverso l’esperienza e la conoscenza attiva.         
Da questo punto di vista poco importa se una parte del processo produttivo sia demandata ad artigiani specializzati [A kind concession to disorder (ass), (forearm),(feet), 2019]oppure stimolata dalla noia e dalla reiterazione di un gesto [Parappaparaparapappapara, 2020] o ancora frutto di un ricordo sottoposto all’azione del tempo [Una cosa divertente che non farò mai più, 2018]: il rifiuto per un’espressività esasperata e melensa si coniuga con l’esigenza di proiettare sul lavoro tutte le proprie aspettative, correndo il rischio, continuo ed eccitante, di venire costantemente frustrati da esse, e di trovarsi a ricominciare, ancora e ancora.                                 
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“Deleuze definiva l’atto di creazione come un «atto di resistenza». Resistenza alla morte, innanzitutto, ma resistenza anche al paradigma dell’informazione, attraverso il quale il potere si esercita in quelle che il filosofo, per distinguerle dalle società di disciplina analizzate da Foucault, chiama «società di controllo».
Ogni atto di creazione resiste a qualcosa […]”[2]

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A chi vuol provare a fare cose, anche se male (2019) è un’installazione site-specific articolata attraverso due momenti successivi e conseguenti. A chi vuol provare a fare cose, anche se male (pat, pum, pam) si compone di tre elementi in ferro, marmo e ottone, tre parallelepipedi che si ergono nello spazio e per i quali Sgambaro ha immaginato un ideale momento di festa – svoltosi o ancora da svolgersi – simulando le pedane di lancio per le scintille provocate da inesistenti fuochi d’artificio. Augurio/addio, possibilità/impossibilità, fortuna/imprevisto accolgono l’idea di un monumento altezzoso alla precarietà che passa attraverso il secondo momento costituito da A chi vuol provare a fare cose, anche se male (horizontal), un dispositivo in ferro, polvere di acciaio e marmo che astraendo quella porzione di spazio prossima ai piedi, quasi un suolo calpestabile, indica un paesaggio ridotto all’osso, composto da ciò che rimane del momento fortuito dell’esplosione dei fuochi d’artificio. La festa si è conclusa, e di essa rimane soltanto un tentativo, quello di ristabilire con certezza delle coordinate inesistenti, ripercorrendo, con la mente? con il ricordo?, la previsione di un istante iniziale. Un tentativo di volo che riporta di nuovo all’inossidabile margine di rischio generato dalla fattualità dell’esistenza.  

Angelica Gatto


[1] Philip Roth, Il fantasma esce di scena, Einaudi, trad. Vincenzo Mantovani

[2] Giorgio Agamben, Creazione e anarchia. L’opera nell’età della religione capitalista, Neri Pozza Editore

“Kiss, kick, kiss” solo show IIC Köln

Despite the health situation, I’m happy to share with you the presentation of my work “I push a finger into my eyes” in this solo exhibition entitled “Kiss, kick, kiss” at the Italian Institute of Culture in Köln @iicolonia with the collaboration of @mambobologna and Cantica21. @amaci_musei
Winner of the Public Call “Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere” promoted by MAECI-DGSP and MiC-DGCC, 2020 @italymfa @creativita_contemporanea
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Acquisition Fondazione per l’arte CRT, GAM Turin e Castello di Rivoli

I’m very happy to announce the acquisition of three works in the collection Fondazione per l’Arte CRT, GAM Torino and Castello di Rivoli.

push a finger into my eyes (kiss, kick, kiss) #2”
installation
2021
multilayer glass case, wooden case, stainless steel, exploded firecrackers 100x70x17cm
installation view ARTISSIMA art Fair Turin
Collection Fondazione Arte CRT, GAM Turin e Castello di Rivoli

Davide Sgambaro
Parappapparaparapappappara (113C 3 HAG N10) #1, #3
2021
installation
90x200cm each
cotton sheet, m&m’s
Installation view Galerie Alberta Pane, Venice
ph. Irene Fanizza
CRT Foundation Collection, GAM Turin and Castello di Rivoli